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L’ultima casa a sinistra (W. Craven, 1972)
Due ragazze si recano in città per vedere un concerto de “I sanguinari“: la loro ingenuità le porterà tra le braccia di un gruppo di sadici balordi, che finiranno per violentarle, umiliarle ed ucciderle. Ma poco dopo i cattivi capiteranno “casualmente” nelle grinfie dei genitori di una delle due vittime, i quali non chiederanno un regolare processo per avere giustizia.
In breve. Film un po’ acerbo, ma certamente un must per ogni appassionato di cinema estremo, essendo un’opera prima. Grandissima l’interpretazione di David Hess, qualche non-sequitur nel montaggio ed un risultato finale che spiazza e disgusta. Creato appositamente per creare shock nella spettatore, insistendo su dettagli sgradevoli e modellando un crudele pulp a doppia facciata: sanguinario e brutale nella prima parte, ancora più sadico nella seconda. Craven volle shockare il pubblico mostrando un doppio lato oscuro: quello dei criminali riconosciuti come tali e quello delle vittime di violenza, capaci di inscenare una reazione ancora peggiore.
Signore e signori, il “rape’n revenge” nasce (in modo credo inconsapevole) nel 1972 con “L’ultima casa a sinistra“: la dinamica del film è ben nota, dato che nella prima parte due ragazze vengono brutalmente violentate ed uccise, nella seconda – per circostanze che è difficile credere come casuali – scatterà una feroce vendetta da parte dei genitori. Il film è tutto qui, condito dai soliti poliziotti imbecilli, dalle donnine incoscienti (“…e la vita mi sorride!“) e dai maschi sadici in cerca perenne di un buco in cui infilarsi provocando più dolore possibile. La reazione a questa cattiveria non si farà attendere, nè si farà pregare.
“Magari siamo dei porci in calore, ma fregnoni… assolutamente-no”
Il film stona rispetto al resto della produzione di Craven, in cui (quasi sempre) esiste un sottotesto che giustifica orrori e violenze; e questo finisce per non essere un vero punto a favore. Come se non bastasse è un po’ penalizzato dal doppiaggio approssimativo in italiano (con tanto di condizionale in panne, del tipo “se il Signore VOLEVA che le donne andassero con il busto esposto“), ma complessivamente si erge a film memorabile nel panorama b-movie: pochi anni prima Craven aveva aiutato Cunningham a girare il porno “Together“, e questo forse condiziona un po’ troppo l’approccio exploitativo. Tempo dopo il regista ci raccontò che il film avrebbe voluto esorcizzare le violenze inutili della guerra in Vietnam, ma questa lettura risulta un po’ surreale rispetto a quello che vediamo.
Momenti insostenibili, come quello in cui i criminali obbligano la ragazza ad urinarsi addosso o la tremenda castrazione a morsi, sono l’equivalente semplificato dello splatter morboso di Buio Omega e del suo delirio sanguinolento spinto al parossismo. La cosa che disturba de “L’ultima casa a sinistra“, alla fine, a parte la terrificante musichetta country (ma si può?) ed i paralleli tra il pulp e la spensieratezza piccolo-borghese dei genitori della protagonista, è come la storiaccia appaia prettamente fine a se stessa: è vero, esiste la famiglia puritana da una parte ed il gruppo di balordi dall’altra, sono umani entrambi e quando si tratta di sadismo non si lasciano pregare, ma è troppo sbrigativo e semplicistico – una volta tanto – nascondersi dietro al paravento della “rappresentazione della crudeltà“. Se non c’è un vero sottotesto (e qui vado controcorrente, sostenendo che lo si trova volendolo vedere per forza) e se si tratta un tema così con questo approccio, dobbiamo dedurre che Craven abbia voluto fare mero intrattenimento mediante violenza gratuita, e non merita certo di essere ricordato per questo motivo. Tutto il resto è comunque perfetto, dalla caratterizzazione dei personaggi all’imprevedibilità degli eventi, oltre al gore ben dosato: la violenza è esplicita ma prima di tutto sempre psicologica, atta ad indurre terrore prima che ad uccidere.
Non malaccio il tema della perdita dell’innocenza (ispirata a “La fontana della vergine” di Bergman, 1959), ma per fare certe cose ci vuole stile, e purtroppo il grande Craven qui non ne ha avuto moltissimo. I personaggi sono accomunati dall’insana voglia di violenza che esplicano alla prima occasione contro la prima vittima di turno, ed il quadro si sforza massimamente di essere realistico, ma serve solo ad auto-alimentare il film stesso. Quindi il cane si morde la coda più di una volta, e questo paradossalmente renderà questo seminale “L’ultima casa a sinistra” fonte di ispirazione. Molto dipende dalla sensibilità dello spettatore, alla fine, ma le punte di sadismo raggiunte da Craven tendono pericolosamente verso una rappresentazione vuota – per non dire snuff – della violenza, tanto che se fosse uscito nell’Italia anni 70 il film sarebbe forse stato bandito come “giustizialista” (si parla di uno dei tanti Nasty Movie inglesi, alla fine).
Ho sempre criticato le prese di posizione preconcette ed ideologiche contro capolavori come “Milano odia…” e compagnia poliziottesca, intendiamoci, ma non si può neanche prendere una trama e farne un film, addirittura con pretese finto-moralistiche. Si fosse fatto evitando quell’ orripilante scritta all’inizio (“questo film è stato proiettato nelle università come monito ai giovani“), trovata pubblicitaria peggiore del J&B, sarebbe stato decisamente meglio per tutti. Il remake che è stato girato nel 2009 conferma tristemente, del resto, che l’opera è stata accuratamente predisposta per essere “di cassetta”, e dubito che abbia shockato più oggi di allora. “Se non volete svenire (sic) continuate a ripetervi: è solo un film, è solo un film“, recitava la tagline… con tanti auguri di buona visione. Per la cronaca David Hess interpreta una parte molto simile, se non identica, a quella che gli confezionerà negli anni ottanta Ruggero Deodato.




Data ultima revisione: 21-11-2011 Categoria: cinema · Tag: 1972, cinema-U, david hess, thriller, wes craven






(9.40 su 10)
